Pagina:Iliade (Monti).djvu/34

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v.719 libro primo 23

Tenebrosi disegni, nè ti piacque
Mai farmi manifesto un tuo pensiero.720
   E degli uomini il padre e degli Dei
Le rispose: Giunon, tutto che penso
Non sperar di saperlo. Ardua ten fôra
L’intelligenza, benchè moglie a Giove.
Ben qualunque dir cosa si convegna,725
Nullo, prima di te, mortale o Dio
La si saprà. Ma quel che lungi io voglio
Dai Celesti ordinar nel mio segreto,
Non dimandarlo nè scrutarlo, e cessa.
   Acerbissimo Giove, e che dicesti?730
Riprese allor la maestosa il guardo
Veneranda Giunon: gran tempo è pure
Che da te nulla cerco e nulla chieggo,
E tu tranquillo adempi ogni tuo senno.
Or grave un dubbio mi molesta il core,735
Che Teti, del marin vecchio la figlia,
Non ti seduca; ch’io la vidi, io stessa,
Sul mattino arrivar, sederti accanto,
Abbracciarti i ginocchi; e certo a lei
Di molti Achivi tu giurasti il danno740
Appo le navi, per onor d’Achille.
   E a rincontro il signor delle tempeste:
Sempre sospetti, nè celarmi io posso,
Spirto maligno, agli occhi tuoi. Ma indarno
La tua cura uscirà, ch’anzi più sempre745
Tu mi costringi a disamarti, e questo
A peggio ti verrà. S’al ver t’apponi,
Che al ver t’apponga ho caro. Or siedi, e taci,
E m’obbedisci; chè giovarti invano
Potrían quanti in Olimpo a tua difesa750
Accorresser Celesti, allor che poste
Le invitte mani nelle chiome io t’abbia.