Pagina:Iliade (Monti).djvu/347

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14 iliade v.424

Sè medesmi a vicenda, ad incontrarli
Mossero tutti di conserto. Allora425
Surse avanti alle poppe aspro conflitto.
   A quella guisa che ne’ caldi giorni,
Quando copre le vie la molta polve,
S’alza turbo di vento che solleva
Sibilando di sabbia una gran nube;430
Tali ardendo nel cor di porsi a morte
Co’ ferri acuti, s’attaccâr le schiere.
Irto era tutto il campo (orrida vista!)
Di lunghe aste impugnate, e il ferreo lampo
Degli usberghi, degli elmi e degli scudi435
Tutti in confuso folgoranti e tersi
Facea barbaglio agli occhi; e stato ei fôra
Ben audace quel cor che vista avesse
Tranquillo e lieto la crudel contesa.
   Così divisi di favor li due440
Possenti figli di Saturno, acerbe
Ordían gravezze ai combattenti eroi.
Di qua Giove ai Troiani e al forte Ettorre
La vittoria desía; non ch’egli intero
Voglia lo scempio della gente achea,445
Ma sol quanto a innalzar del grande Achille
Basti la gloria ed onorar la madre:
Di là furtivo da’ suoi gorghi uscito
Nettunno infiamma colla día presenza
Degli Argivi il coraggio, e del vederli450
Domi dai Teucri doloroso freme
Contro Giove di sdegno. Una è d’entrambi
L’origine divina e il nascimento:
Ma nacque Giove il primo, e più sapea.
Quindi il minor fratello alla scoperta455
Oso non era d’aitarli, e solo
Celatamente ed in sembianza umana