Pagina:Iliade (Monti).djvu/348

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v.458 libro decimoterzo 15

Infondea loro ardire. A questo modo
L’un nume e l’altro agli uni e agli altri iniqua
D’aspre discordie ordiro una catena460
Che nè spezzare si potea nè sciorre,
E che stese di molti al suol la forza.
   Quantunque sparso di canizie il crine,
Con vigor fresco allora Idomenéo,
Fatto ai Greci coraggio, i Teucri assalse,465
E sbaragliolli, ucciso Otrïonéo.
Di Cábeso poc’anzi era costui
Venuto al grido della guerra, e a sposa
La più bella chiedea, senza dotarla,
Delle fanciulle prïamée, Cassandra;470
E l’alta impresa di scacciar da Troia
Lor malgrado gli Achivi impromettea.
Gli avea di questo intenzïon già data
Il re vecchio e l’assenso, ed animato
Dalle promesse il vantator pugnava475
Arditamente, ed incedea superbo.
Colla fulgida lancia Idomenéo
L’adocchiò, lo colpì, gl’infisse il telo
In mezzo all’epa dalle piastre invano
Del torace difesa. Alto fragore480
Diè cadendo il guerriero, e l’insultando
Il vincitor sì disse: Otrïonéo,
Se tutte che tu festi al re troiano
Alte promesse adempirai, su tutti
I mortali pur io terrotti in pregio.485
Priamo la figlia ti promise, e noi
Altra sposa t’offriam, la più leggiadra
Delle figlie d’Atride, e lei qui tosto
Farem d’Argo venir, a questo patto
Che tu di Troia ad espugnar n’aiti490
La superba città. Dunque ne segui,