Pagina:Iliade (Monti).djvu/349

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16 iliade v.492

Onde alle navi contrattar le nozze,
E suoceri n’avrai larghi e cortesi.
   Sì dicendo, per mezzo alla battaglia
Strascinollo d’un piede. A vendicarlo495
Avanzossi pedon nanzi al suo carro
Asio, e anelanti al tergo gli guidava
Il fido auriga i corridor. Mentr’egli
A ferir d’un bel colpo Idomenéo
Tutto intende il suo cor, questi il prevenne500
E la lancia gli spinse nella gola
Sotto il mento, e passolla. Asio cadéo
Siccome quercia o pioppo od alto pino
Cui sul monte tagliâr con raffilate
Bipenni i fabbri a nautic’uso. Ei giacque505
Lungo a terra disteso innanzi al cocchio,
E digrignava i denti, e colle mani
Strignea rabbioso la cruenta polve.
Smarrì l’auriga il cor, nè per sottrarsi
Alla man de’ nemici addietro osava510
Dar volta al cocchio. Il giunse in quello stato
Antíloco coll’asta, e in mezzo al ventre
Lo trivellò, che nulla lo difese
L’interzata lorica. Ei dal bel carro
Riversossi anelante, ed ai cavalli515
Dato di piglio il vincitor, dai Teucri
Li sospinse agli Achei. D’Asio caduto
Dëífobo dolente colla picca
Si strinse addosso al re di Creta, e trasse.
Previde il colpo, e curvo Idomenéo520
Sotto il grand’orbe si raccolse tutto
Dello scudo taurin che di fulgente
Ferro il contorno e doppia avea la guiggia.
Riparato da questo egli la punta
Schivò dell’asta ostil che sorvolando525