Pagina:Iliade (Monti).djvu/351

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18 iliade v.560

Ma sotto la cretense asta domollo560
Nettunno; e prima gli annebbiò le luci,
Poi per le belle membra gli diffuse
Tale un torpor, che nè fuggirsi addietro
Nè scansarsi potea, ma immoto e ritto
Come colonna o pianta alto chiomata565
Stavasi; e tale lo colpì nel petto
D’Idomenéo la lancia, e la lorica,
Della persona inutile difesa,
Gli traforò. Diè un rauco e sordo suono
Il lacerato usbergo; strepitoso570
Alcatóo cadde, e il battere del core
Fe’ la cima tremar dell’asta infissa,
Ch’ivi alfin tutta si quetò. Superbo
Del glorïoso colpo Idomenéo
Alto sclamò: Dëífobo, e’ ti sembra575
Che ben s’adegui con tre morti il conto
D’un solo? Inane fu il tuo vanto, o folle.
Viemmi a fronte e vedrai qual io mi vegna
Qui rampollo di Giove. Ei primo ceppo
Minosse generò giusto di Creta580
Conservator, Minosse il generoso
Deucalïone, e questi me nell’ampia
Creta di molto popolo signore;
Ed ora a Troia mi portâr le navi
A te fatale e al padre e a tutti i Teucri.585
   Stette all’acre parlar fra due sospeso
Dëífobo, se in cerca retroceda
D’un valoroso che l’aiuti, o s’egli
Si cimenti pur solo. In tal pensiero
Ir d’Anchise al figliuol gli parve il meglio,590
E negli estremi lo trovò del campo
Stante e il cor roso di perpetuo cruccio,
Perchè lui, che tra’ prodi avea gran fama,