Pagina:Iliade (Monti).djvu/363

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30 iliade v.968

E d’un salto gittandosi dal carro
Gridò: Polidamante, i più gagliardi
Tu qui dunque rattien, ch’io là ne vado970
A raddrizzar la pugna, e dato ai nostri
Buon ordine, farò pronto ritorno.
Disse, e ratto partì con elevato
Capo, sembiante ad un’eccelsa rupe,
E volando chiamava alto de’ Teucri975
E delle schiere collegate i duci,
Che tosto, udita dell’eroe la voce,
Alla volta correan del Pantoíde
Polidamante del valore amico.
   Di Dëífobo intanto e del regale980
Eleno e dell’Asïade Adamante
E dell’Irtacid’Asio iva per tutto
Qua e là tra i primi combattenti Ettorre
Dimandando e cercando. Alfin gli avvenne
Di ritrovarli, ma non tutti illesi985
Nè tutti in vita, chè domati alcuni
Dal ferro acheo giacean nanti alle poppe
Cadaveri deformi, altri tra il muro
Languían feriti di diverso colpo.
Dell’orrendo conflitto alla sinistra990
Vide egli poscia della bella Argiva
Lo sposo rapitor che i suoi compagni
Confortava alla pugna. Gli fu sopra,
E acerbe gli tonò queste parole:
   Ahi funesto di donne ingannatore,995
Che di bello non porti altro che il viso,
Dëífobo dov’è? dove son l’armi
D’Eleno, d’Asio, d’Adamante? dove
Otrïonéo? Dal sommo ecco già tutto
Il grand’Ilio precipita, e te pure1000
L’ultimo danno, o sciagurato, aspetta.