Pagina:Iliade (Monti).djvu/384

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v.524 libro decimoquarto 51

Si fêr più baldi addosso all’inimico,
E primo Aiace d’Oiléo d’assalto525
Satnio ferì, che Naïde gentile
Ad Enopo pastor lungo il bel fiume
Satnïoente partorito avea.
Lo colpì coll’acuta asta il veloce
Oilíde nel lombo; ei resupino530
Si versò nella polve, e intorno a lui
Più che mai fiera si scaldò la zuffa.
   A vendicar l’estinto oltre si spinge
Polidamante, e tale a Protenorre,
Figliuol d’Arëilíco, un colpo libra,535
Che tutto la gagliarda asta gli passa
L’omero destro. Ei cadde, e il suol sanguigno
Colla palma ghermì. Sovra il caduto
Menò gran vanto il vincitor, gridando:
Dalla man del magnanimo Pantíde540
Non uscì, parmi, indarno il telo, e certo
Lo raccolse nel corpo un qualche Acheo
Che appoggiato a quell’asta or scende a Pluto.
   Ferì gli Achivi di dolor quel vanto;
Più che tutti ferì l’alma del grande545
Telamoníde, al cui fianco caduto
Era quel prode. E tosto al borïoso,
Che indietro si traea, la folgorante
Asta scagliò. Polidamante a tempo
Schivò la morte con un salto obliquo;550
E ricevella (degli Dei tal era
L’aspro decreto) l’antenóreo figlio
Archíloco. Lo colse il fatal ferro
Alla vertebra estrema, ove nel collo
S’innesta il capo, e ne precise il doppio555
Tendine. Ei cadde, e del meschin la testa,
Colla bocca davanti e le narici,