Pagina:Iliade (Monti).djvu/39

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28 iliade v.7

Illustrar la vendetta. Alla divina
Mente alfin parve lo miglior consiglio
Invïar all’Atride Agamennóne
Il malefico Sogno. A sè lo chiama,10
E con presto parlar, Scendi, gli dice,
Scendi, Sogno fallace, alle veloci
Prore de’ Greci, e nella tenda entrato
D’Agamennón, quant’io t’impongo, esponi
Esatto ambasciator. Digli che tutte15
In armi ei ponga degli Achei le squadre,
Che dell’iliaco muro oggi è decreta
Su nel ciel la caduta; che discordi
Degli eterni d’Olimpo abitatori
Più non sono le menti; che di Giuno20
Cessero tutti al supplicar; che in somma
L’estremo giorno de’ Troiani è giunto.
   Disse; ed il Sogno, il divin cenno udito
Avvïossi e calossi in un baleno
Su l’argoliche navi. Entra d’Atride25
Nel queto padiglione, e immerso il trova
Nella dolcezza di nettareo sonno.
Di Nestore Nelíde il volto assume,
Di Nestore, cui sovra ogni altro duce
Agamennóne riveriva, e in queste30
Forme sul capo del gran re sospesa,
Così la diva visïon gli disse:
   Tu dormi, o figlio del guerriero Atréo?
Tutta dormir la notte ad uom sconviensi
Di supremo consiglio, a cui son tante35
Genti commesse e tante cure. Attento
Dunque m’ascolta. A te vengh’io celeste
Nunzio di Giove, che lontano ancora
Su te veglia pietoso. Egli precetto
Ti fa di porre tutti quanti in arme40