Pagina:Iliade (Monti).djvu/40

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v.41 libro secondo 29

Prontamente gli Achei. Tempo è venuto
Che l’ampia Troia in tua man cada: i numi
Scesero tutti, intercedente Giuno,
In un solo volere, e alla troiana
Gente sovrasta l’infortunio estremo45
Preparato da Giove. Or tu ben figgi
Questo avviso nell’alma, e fa che seco
Non lo si porti, col partirsi, il sonno.
   Sparve, ciò detto; e delle udite cose,
Di che contrario uscir dovea l’effetto,50
Pensoso lo lasciò. Prender di Troia
Quel dì stesso le mura egli sperossi,
Nè di Giove sapea, stolto! i disegni,
Nè qual aspro pugnar, nè quanta il Dio
Di lagrime cagione e di sospiri55
Ai Troiani e agli Achivi apparecchiava.
Si riscuote dal sonno, e la divina
Voce dintorno gli susurra ancora.
Sorge, e del letto su la sponda assiso
Una molle s’avvolge alla persona60
Tunica intatta, immacolata; gittasi
Il regal manto indosso; il piè costringe
Ne’ bei calzari; il brando aspro e lucente
D’argentee borchie all’omero sospende,
L’invïolato avito scettro impugna,65
Ed alle navi degli Achei cammina.
   Già sul balzo d’Olimpo alta ascendea
Di Titon la consorte, annunziatrice
Dell’alma luce a Giove e agli altri Eterni;
Quando con chiara voce i banditori70
Per comando d’Atride a parlamento
Convocaro gli Achei, che frettolosi
Accorsero e frequenti. Ma raccolse
De’ magnanimi duci Agamennóne