Pagina:Iliade (Monti).djvu/397

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64 iliade v.286

E risensato il nobile guerriero
Sedea, ripresa degli astanti amici
La conoscenza: perocchè, dal punto
Che in lui di Giove s’arrestò la mente,
L’anelito cessato era e il sudore.290
Stettegli innanzi il Saettante, e disse:
Perchè lungi dagli altri e sì spossato,
Ettore siedi? e che dolor ti opprime?
   E a lui con fioca e languida favella
Di Priamo il figlio: Chi se’ tu che vieni,295
Ottimo nume, a interrogarmi? Ignori
Che il forte Aiace, mentre che de’ suoi
Alle navi io facea strage, mi colse
D’un sasso al petto, e tolsemi le forze?
Già l’alma errava su le labbra; e certo300
Di veder mi credetti in questo giorno
L’ombre de’ morti e la magion di Pluto.
   Fa cor, riprese il Dio: Giove ti manda
Soccorritore ed assistente il sire
Dell’aurea spada, Apolline. Son io305
Che te finor protessi e queste mura.
Or via, sveglia il valor de’ numerosi
Squadroni equestri, ed a spronar gli esorta
Verso le navi i corridori. Io poscia
Li precedendo spianerò lor tutta310
La strada, e fugherò gli achivi eroi.
   Disse, ed al duce una gran forza infuse.
Come destrier di molto orzo in riposo
Alle greppie pasciuto, e nella bella
Uso a lavarsi correntía del fiume,315
Rotti i legami, per l’aperto corre
Insuperbito, e con sonante piede
Batte il terren; sul collo agita il crine,
Alta estolle la testa, e baldanzoso