Pagina:Iliade (Monti).djvu/408

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v.660 libro decimoquinto 75

Laomedontíde. Impetuoso ei corse660
Sopra Megéte, e lo ferì nel mezzo
Dello scudo; ma il cavo e grosso usbergo
L’asta sostenne, quell’usbergo istesso
Che d’Efira di là dal Selleente
Un dì Fileo portò, dono d’Eufete,665
Ospite suo. Con questo egli più volte
Campò sè stesso nelle pugne, ed ora
Con questo a morte si sottrasse il figlio
Che non fu tardo alle risposte. Al sommo
Del ferrato e chiomato elmo ei percosse670
L’assalitor coll’asta, e dispicconne
L’equina cresta, che così com’era
Di purpureo color fulgida e fresca
Tutta gli cadde nella polve. Or mentre
Ei qui stassi con Dolope alle strette,675
E vittoria ne spera, ecco venirne
A rapirgli la palma il bellicoso
Minore Atride, che furtivo al fianco
Di Dolope s’accosta, e via nel tergo
L’asta gli caccia. Trapassògli il petto680
La furïosa punta oltre anelando:
Boccon cadde il trafitto, e gli fur sopra
Tosto que’ due per dispogliarlo. Allora
Il teucro duce incoraggiando tutti
I congiunti, si volse a Melanippo685
D’Icetaon. Pasceva egli in Percote,
Pria dell’arrivo degli Achei, le mandre.
Ma giunti questi ad Ilio, ei pur vi venne,
E risplendea fra’ Teucri, ed abitava
Col re medesmo che l’avea per figlio.690
Lo punse Ettorre, e disse: E così dunque
Ci starem neghittosi, o Melanippo?
E non ti senti il cor commosso al diro