Pagina:Iliade (Monti).djvu/409

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76 iliade v.694

Caso del morto consobrin? Non vedi
Lo studio che color dansi dintorno695
A Dolope per l’armi? Orsù mi segui:
Non è più tempo di pugnar da lungi
Con questi Argivi. Sterminarli è d’uopo,
O veder Troia al fondo, ed allagate
Per lor di sangue cittadin le vie.700
   Così detto, il precede, e l’altro il segue
In sembianza d’un Dio. Ma volto a’ suoi
Il gran Telamoníde, Amici, ei grida,
Siate valenti, in cor v’entri la fiamma
Della vergogna, e l’un dell’altro abbiate705
Tema e rispetto nella forte mischia.
De’ prodi erubescenti i salvi sono
Più che gli uccisi. Chi si volge in fuga,
Corre all’infamia insieme ed alla morte.
   Sì disse, e tutti per sè pur già pronti710
Alla difesa, si stampâr nel core
Que’ detti, e fêr dell’armi un ferreo muro
Alle navi; ma Giove era co’ Teucri.
   Prese allor Menelao con questi accenti
D’Antíloco a spronar la gagliardia:715
Antíloco, tu se’ del nostro campo
Il più giovin guerriero e il più veloce,
E niun t’avanza di valor. Trascorri
Dunque, e di sangue ostil tingi il tuo ferro.
Così l’accese e si ritrasse; e quegli720
Fuor di schiera balzando, e d’ogn’intorno
Guatandosi vibrò l’asta lucente.
Visto quell’atto, si scansaro i Teucri,
Ma il colpo in fallo non andò, chè colse
Melanippo nel petto alla mammella,725
Mentre animoso s’avanzava. Ei cadde
Risonando nell’armi, e ratto a lui