Pagina:Iliade (Monti).djvu/423

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90 iliade v.151

La tempesta il potea mover di loco.
Scuotegli i fianchi più affannato e spesso
L’anelito: il sudor discorre a rivi
Per le membra, nè puote a niuna guisa
Pigliar respiro il valoroso. Intanto155
D’ogni parte l’orror cresce e il periglio.
   Muse dell’alto Olimpo abitatrici,
Or voi ne dite per che modo il primo
Fuoco alle navi degli Achei s’apprese.
   Di frassino una grave asta scotea160
Aiace. A questa avvicinato Ettorre
Tal trasse un colpo della grande spada
Che netta la tagliò là dove al tronco
Si commette la punta. Invan vibrava
Il Telamónio eroe l’asta privata165
Della sua cima, che lontan cadendo
Risonò sul terren. Raccapricciossi
Il magnanimo, e vide ivi d’un nume
Manifesta la man; vide che avverso
L’Altitonante del pugnar le vie170
Tutte gli avea precise, e decretata
De’ Teucri all’armi la vittoria. Ei dunque
Lunge dai dardi si ritrasse; e ratto
I Troi gittaro nella nave il foco,
Che tosto le si apprese, e d’ogni lato175
L’inestinguibil fiamma si diffuse.
   Si batté l’anca per dolore Achille,
Vista la vampa divorante; e, Sorgi,
Mio Patroclo, gridò: sorgi. Alle navi
L’impeto io veggo della fiamma ostile.180
Deh che il nemico non le prenda, e tutti
Ne precluda gli scampi: su via, tosto
Armati; chè i miei forti io ti raduno.
   Disse: e Patróclo si vestía dell’armi