Pagina:Iliade (Monti).djvu/431

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98 iliade v.422

Il balenante Giove, appaion tutte
Subitamente le vedette e gli alti
Gioghi e le selve, e immenso s’apre il cielo:
Così respinta l’ostil fiamma, aprissi425
De’ Dánai il core e respirò. Ma tregua
Non si fece alla zuffa; ancor non tutti
Davan le spalle agl’incalzanti Achei
Gli ostinati Troiani: e tuttavolta
Resistendo, cedean forzati e lenti430
Gli occupati navigli. Allor diffusa
In maggior spazio la battaglia, ognuno
De’ dánai duci un inimico uccise.
   Fu Patroclo il primier che con acuto
Cerro percosse Arëilíco al fianco435
Nel voltarsi che fea. Lo passa il ferro,
Frange l’osso; e boccon cade il meschino.
Trafisse Menelao Toante al petto
Scoperto dello scudo, e freddo il fece.
Il figliuol di Filéo, visto a rincontro440
Venirsi Anficlo d’assaltarlo in atto,
Il previen, lo colpisce ove più ingrossa
Della gamba la polpa. Infrange i nervi
La ferrea punta, e a lui le luci abbuia.
E voi l’armi d’ostil sangue non vile445
Antíloco tingeste e Trasiméde
Valorosi Nestoridi. Coll’asta
Antíloco passò d’Antímio il fianco,
E il distese boccon. Máride irato
Per l’ucciso fratello innanzi al caro450
Cadavere si pianta, e contra Antíloco
La picca abbassa. Ma di lui più ratto
Trasiméde il prevenne, e non indarno
Volò la punta. All’omero lo giunse,
I muscoli segò del braccio estremo,455