Pagina:Iliade (Monti).djvu/434

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v.524 libro decimosesto 101

E timoni e tirelle, e conquassati
Lascian là dentro co’ lor duci i carri.525
E Patroclo gl’incalza, ed incitando
Fieramente i compagni, alla suprema
Ruina anela de’ Troiani. E questi
D’alte grida e di fuga empion già tutte
Sbaragliati le vie. Saliva al cielo530
Vorticosa di polve una procella:
Spaventati i cavalli a tutta briglia
Correan dal mare alla cittade; e dove
Maggior vede l’eroe turba e scompiglio
Minaccioso gridando a quella volta535
Drizza la biga. Traboccar dai cocchi
Vedi sotto le ruote i fuggitivi,
E i vôti cocchi sobbalzando volano
Risonanti. Varcâr d’un salto il fosso
Gl’immortali destrieri oltre anelando,540
I destrier che a Peléo diero gli Dei
Preclaro dono. E tuttavia l’eroe
Contra Ettór li flagella, desïoso
Pur d’arrivarlo e di ferir. Ma lui
Traean già lunge i corridor veloci.545
   Come d’autunno procelloso nembo
Tutta inonda la terra, allor che Giove
Densissime dal ciel versa le piogge
Quando contra i mortali arma il suo sdegno,
I quai, cacciata la giustizia in bando550
E la vendetta degli Dei schernita,
Vïolente nel fôro e nequitose
Proferiscon sentenze: allor furenti
Sboccan ne’ campi i fiumi; giù dal monte
Precipitando le sonanti piene555
Squarcian le ripe, e nel purpureo mare
Devolvonsi mugghiando, e del cultore