Pagina:Iliade (Monti).djvu/44

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v.177 libro secondo 33

Son delle navi, e logore le sarte;
E le nostre consorti e i cari figli
Desïando ne stanno e richiamando
Nelle vedove case. E noi l’impresa180
Che a queste sponde ne condusse, ancora
Consumar non sapemmo. Al vento adunque,
Diamo al vento le vele, io vel consiglio,
Alla dolce fuggiam terra natía
Di concorde voler, chè disperata185
Delle mura troiane è la conquista.
   Mosse quel dire delle turbe i petti,
E fremea l’adunanza, a quella guisa
Che dell’icario mare i vasti flutti
Si confondono allor che Noto ed Euro190
Della nube di Giove il fianco aprendo
A sollevar li vanno impetuosi.
E come quando di Favonio il soffio
Denso campo di biade urta, e passando
Il capo inchina delle bionde spiche;195
Tal si commosse il parlamento, e tutti
Alle navi correan precipitosi
Con fremito guerrier. Sotto i lor piedi
S’alza la polve, e al ciel si volve oscura.
I navigli allestir, lanciarli in mare,200
Espurgarne le fosse, ed i puntelli
Sottrarre alle carene era di tutti
La faccenda e la gara. Arde ogni petto
Del sacro amore delle patrie mura,
E tutto di clamori il cielo eccheggia.205
E degli Achei quel dì saría seguíto,
Contro il voler de’ fati, il dipartire,
Se con questo parlar non si volgea
Giuno a Minerva: O dell’Egíoco Padre
Invincibile figlia, così dunque,210