Pagina:Iliade (Monti).djvu/447

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
114 iliade v.964

I più forti a suo senno, e allor pur anco
Ch’egli medesmo a battagliar li sprona,965
Lor toglie la vittoria; e questo ei fece
D’audacia empiendo di Patróclo il petto.
   Or qual prima, qual poi spingesti a Pluto,
Quando alla morte ti chiamâr gli Dei,
Magnanimo guerrier? Fur primi Adresto,970
Autónoo, Echeclo, ed Epistorre e Périmo
Prole di Mega, e Melanippo; quindi
Elaso e Mulio con Pilarte; e come
Stese questi al terren, gli altri non fûro
Lenti alla fuga. E per Patróclo allora975
(Ch’ei dirotto nell’ira innanzi a tutti
Furïava coll’asta) avrían di Troia
Consumato gli Achei l’alto conquisto;
Ma Febo Apollo lo vietò calato
Su l’erta d’una torre, alto disastro980
Meditando al guerriero, e scampo ai Teucri.
Tre volte il cavalier dell’arduo muro
Su gli sproni montò; tre volte il nume
Colla destra immortal lo risospinse,
Forte picchiando sul lucente scudo.985
Ma come più feroce al quarto assalto
L’eroe spiccossi, minacciollo irato
Con fiera voce il saettante iddio:
Addietro, illustre baldanzoso, addietro:
Alla tua lancia non concede il fato990
Espugnar la città de’ generosi
Teucri, nè a quella pur del grande Achille
Sì più forte di te. - Questo sol disse:
Ed il guerriero retrocesse e l’ira
Schivò del nume che da lungi impiaga.995
   Avea frattanto su le porte Scee
De’ suoi fuggenti corridori Ettorre