Pagina:Iliade (Monti).djvu/446

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v.930 libro decimosesto 113

Trasser di dosso a Sarpedonte, e altero930
Alle navi invïolle il vincitore.
   Allor l’eterno adunator de’ nembi
Ad Apollo così: Scendi veloce,
Febo diletto, e da quell’alto ingombro
D’armi sottraggi Sarpedonte, e terso935
Dall’atro sangue altrove il porta, e il lava
Alla corrente, e lui d’ambrosia sparso
D’immortal veste avvolgi: indi alla Morte
Ed al Sonno gemelli fa precetto
Che all’opime di Licia alme contrade940
Il portino veloci, ove di tomba
E di colonna, onor de’ morti, egli abbia
Da’ fratelli conforto e dagli amici.
   Disse: e al paterno cenno obbedïente
Calossi Apollo dall’idéa montagna945
Sul campo sanguinoso, e in un baleno
Di sotto ai dardi Sarpedon levando,
E lontano il recando alla corrente
Tutto lavollo, e l’irrigò d’ambrosia,
E di stola immortal lo ricoperse;950
Quindi al Sonno comanda ed alla Morte
D’indossarlo e portarselo veloci:
E quei subitamente ebber deposto
Nella licia contrada il sacro incarco.
   In questo mentre di Menézio il figlio955
I cavalli e l’auriga inanimando
Ai Licii dava e ai Dardani la caccia.
Stolto! chè in danno gli tornò dassezzo.
Se d’Achille obbedía saggio al comando,
Schivato ei certo della Parca avrebbe960
Il decreto fatal: ma più possente
È di Giove il voler, che de’ mortali.
Arbitro della tema ei mette in fuga