Pagina:Iliade (Monti).djvu/453

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120 iliade v.1168

Tal di Menézio al generoso figlio
De’ Teucri struggitor tolse la vita
Il troian duce, e al moribondo eroe1170
Orgoglioso insultando, Ecco, dicea,
Ecco, o Patróclo, la città che dianzi
Atterrar ti credesti, ecco le donne
Che ti sperasti di condur captive
Alla paterna Ftia. Folle! e non sai1175
Che a difesa di queste anco i cavalli
D’Ettór son pronti a guerreggiar co’ piedi?
E che fra’ Teucri bellicosi io stesso
Non vil guerriero maneggiar so l’asta,
E preservarli da servil catena?1180
Tu frattanto qui statti orrido pasto
D’avoltoi. Che ti valse, o sventurato,
Quel tuo sì forte Achille? Ei molti avvisi
Ti diè certo al partire: O cavaliero
Caro Patróclo, non mi far ritorno1185
Alle navi se pria dell’omicida
Ettór sul petto non avrai spezzato
Il sanguinoso usbergo... Ei certo il disse,
E a te, stolto che fosti! il persuase.
   E a lui così l’eroe languente: Or puoi1190
Menar gran vampo, Ettorre, or che ti diero
Di mia morte la palma Apollo e Giove.
Essi, non tu, m’han domo; essi m’han tratto
L’armi di dosso. Se pur venti a fronte
Tuoi pari in campo mi venían, qui tutti1195
Questo braccio gli avría prostrati e spenti.
Ma me per rio destin qui Febo uccide
Fra gl’Immortali, e tra’ mortali Euforbo,
Tu terzo mi dispogli. Or io vo’ dirti
Cosa che in mente collocar ben devi:1200
Breve corso a te pur resta di vita: