Pagina:Iliade (Monti).djvu/461

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128 iliade v.149

Di Menelao. Per l’atra polve intanto
Strascinava di Pátroclo la nuda150
Salma il duce troiano, onde troncarne
Dagli omeri la testa, e far del rotto
Corpo ai cani di Troia orrido pasto.
Ma gli fu sopra col turrito scudo
Il Telamónio: retrocesse Ettorre155
Nella torma de’ suoi, d’un salto ascese
Il cocchio, e le rapite armi famose
Dielle ai Teucri a portar nella cittade,
D’alta sua gloria monumento. Allora
Coll’ampio scudo ricoprendo il figlio160
Di Menézio, fermossi il grande Aiace,
Come lïon, cui, mentre al bosco mena
I leoncini, sopravvien la turba
De’ cacciatori: si raggira il fiero,
Che sente la sua forza, intorno ai figli,165
E i truci occhi rivolve, e tutto abbassa
Il sopracciglio che gli copre il lampo
Delle pupille: a questo modo Aiace
Circuisce e protegge il morto eroe.
Dall’altro lato è Menelao cui l’alta170
Doglia del petto tuttavia ricresce.
   De’ Licii il condottier Glauco, buon figlio
D’Ippóloco, ad Ettór volgendo allora
Bieco il guardo, con detti aspri il garrisce:
O di viso sol prode, e non di fatto,175
Ettore! a torto te la fama estolle,
Te sì pronto al fuggir. Pensa alla guisa
Di salvar la cittade e le sue rocche
Quindi innanzi tu sol colla tua gente,
Chè nessuno de’ Licii alla salvezza180
D’Ilio co’ Greci pugnerà, nessuno,
Da che teco nessun merto s’acquista