Pagina:Iliade (Monti).djvu/484

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v.931 libro decimosettimo 151

Venía portato da quei forti al lido,
Benchè fiera su lor cresca la zuffa.
   Come fuoco che involve all’improvviso
Popolosa cittade, e ruinosi
Sparir fa i tetti nella vasta fiamma,935
Che dal vento agitata esulta e rugge;
Tale alle spalle dell’acheo drappello
De’ guerrieri incalzanti e de’ cavalli
Rimbombava il tumulto. E a quella guisa
Che per aspero calle giù dal monte940
Traggon due muli di robusta lena
O trave o antenna da volar sull’onda,
E di sudore infranti e di fatica
Studian la via: del par que’ due gagliardi
Portavano affannati il tristo incarco945
Difesi a tergo dagli Aiaci. E quale
Steso in larga pianura argin selvoso
De’ fiumi affrena il vïolento corso,
E respinta devolve per lo chino
L’onda furente che spezzar nol puote;950
Così gli Aiaci l’irruente piena
Rispingono de’ Troi che tuttavolta
Gl’inseguono ristretti, Enea tra questi
Principalmente e il non mai stanco Ettorre.
Con quell’alto stridor che di mulacchie955
Fugge una nube o di stornei vedendo
Venirsi incontro lo sparvier che strage
Fa del minuto volatío; con tali
Acute grida innanzi alla ruina
De’ due troiani eroi fuggía dispersa960
La turba degli Achei, posto di pugna
Ogni pensier. Di belle armi, cadute
Ai fuggitivi, ingombra era la fossa
E della fossa il margo; e il faticoso
Lavor di Marte non avea respiro.965