Pagina:Iliade (Monti).djvu/492

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v.184 libro decimottavo 159

Ripiegò la persona, e, Voi, soggiunse,
Rïentrate del mar nell’ampio grembo,185
E del marino genitor canuto
Rendetevi alle case, e tutto dite
Che vedeste ed udiste. Al grande Olimpo
Io salgo a ritrovar l’inclito fabbro
Vulcano, e il pregherò che luminose190
Armi stupende al figlio mio conceda.
   Disse; e quelle del mar tosto nell’onde
Discesero, e la Dea dal piè d’argento
Avvïossi all’Olimpo a procacciarne
Al diletto figliuolo armi divine.195
   Mentr’ella al ciel salía, con urlo immenso
Dal sanguinoso Ettór cacciati in fuga
Giunser gli Achivi delle navi al vallo
E al mugghiante Ellesponto. E non ancora
Del compagno achilléo la morta spoglia200
Al nembo degli strali avean sottratta
Gli argolici guerrieri. Un’altra volta
Fiero assalto le dava una gran serra
Di cavalli e di fanti, e innanzi a tutti
Di Príamo il figlio, l’indefesso Ettorre205
Che una fiamma parea. Tre volte il prode
Per gli piedi il cadavere afferrando
Provò di trarlo, e con orrenda voce
I Troiani chiamò: tre volte i due
Impetuosi e vigorosi Aiaci210
Respinserlo dal morto. E nondimeno
Saldo e securo in sua fortezza or dentro
Nella turba ei s’avventa, ed or s’arresta,
E con gran voce tuttavia pur grida,
Nè d’un passo s’arretra. E qual di notte215
Vigilanti pastori alla campagna
Da preso tauro allontanar non ponno