Pagina:Iliade (Monti).djvu/55

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44 iliade v.551

E che dintorno a lui molti suoi fidi
Boccon distesi mordano la polve.
   Disse; ed il nume l’olocausto accolse,
Ma non il voto, e a lui più lutto ancora
Preparando venía. Finito il prego555
E sparso il farro, ed incurvato all’ara
Della vittima il collo, la scannaro,
La discuoiaro, ne squartâr le cosce,
Le rivestîr di doppio zirbo, e sopra
Poservi i crudi brani. Indi la fiamma560
D’aride schegge alimentando, a quella
Cocean gli entragni nello spiedo infissi.
Adusti i fianchi, e fatto delle sacre
Viscere il saggio, lo restante in pezzi
Negli schidon confissero, ed acconcia-565
-mente arrostito ne levaro il tutto.
Finita l’opra, apparecchiâr le mense,
E a suo talento vivandò ciascuno.
Di cibo sazi e di bevanda, prese
A così dire il cavalier Nestorre:570
   Re delle genti glorïoso Atride
Agamennón, si tolga ogni dimora
All’impresa che in pugno il Dio ne pone.
Degli araldi la voce alla rassegna
Chiami sul lido i loricati Achei,575
E noi scorriamo le raccolte squadre,
E di Marte destiam l’ira e il desío.
   Assentì pronto il sire, ed al suo cenno
L’acuto grido degli araldi diede
Della pugna agli Achivi il fiero invito.580
Corsero quelli frettolosi; e i regi
Di Giove alunni, che seguían l’Atride,
Li ponean ratti in ordinanza. Errava
Minerva in mezzo, e le splendea sul petto