Pagina:Iliade (Monti).djvu/556

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v.322 libro ventesimoprimo 223

E, messe l’ali al piè, nel campo vola
Sbigottito. Nè il Dio perciò si resta,
Ma colmo e negro rinforzando il flutto
Vie più gonfio l’insegue, onde di Marte325
Rintuzzargli le furie, e de’ Troiani
L’eccidio allontanar. Diè un salto Achille
Quanto è il tratto d’un’asta, ed il suo corso
Somigliava il volar di cacciatrice
Aquila fosca che i volanti tutti330
Di forza vince e di prestezza. Il bronzo
Dell’usbergo gli squilla orribilmente
Sul vasto petto; con obliqua fuga
Scappar dal fiume ei tenta, e il fiume a tergo
Con più spesse e sonanti onde l’incalza.335
Come quando per l’orto e pe’ filari
Di liete piante il fontanier deduce
Da limpida sorgente un ruscelletto,
E, la marra alla man, sgombra gl’intoppi
Alla rapida linfa che correndo340
I lapilli rimescola, e si volve
Giù per la china gorgogliando, e avanza
Pur chi la guida: così sempre insegue
L’alto flutto il Pelíde, e lo raggiunge
Benchè presto di piè: chè non resiste345
Mortal virtude all’immortal. Quantunque
Volte la fronte gli converse il forte,
Mirando se giurati a porlo in fuga
Tutti fosser gli Dei, tante il sovrano
Fiotto del fiume gli avvolgea le spalle.350
Conturbato nell’alma egli non cessa
D’espedirsi e saltar verso la riva,
Ma con rapide ruote il fiero fiume
Sottentrato gli snerva le ginocchia,