Pagina:Iliade (Monti).djvu/59

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48 iliade v.687

Domano i gioghi alle cefisie fonti.
Son quaranta le prore al mar fidate
Da questi prodi, e tutte in ordinanza
De’ Beozî disposte al manco lato.690
   Di Locride guidava i valorosi
Aiace d’Oïléo, veloce al corso.
Di tutta la persona egli è minore
Del Telamonio, nè minor di poco;
Ma picciolo quantunque e non coperto695
Che di lino torace, ei tutti avanza
E Greci e Achivi nel vibrar dell’asta.
Di Cino, di Callïaro e d’Opunte
Lo seguono i deletti, e quei di Bessa,
E quei che i colti dell’amena Augée700
E di Scarfe lasciâr, misti di Tarfa
Ai duri agresti, e quei di Tronio a cui
Il Boagrio torrente i campi allaga.
Venti e venti il seguían preste carene
Della locrese gioventù venuta705
Di là dai fini della sacra Eubéa.
   Ma gl’incoli d’Eubéa gli arditi Abanti,
Eretrïensi, Calcidensi, e quelli
Dell’aprica vitifera Istïea,
E di Cerinto in una i marinari,710
E i montanari dell’alpestre Dio,
E quei di Stira e di Caristo han duce
Il bellicoso Elefenór, figliuolo
Di Calcodonte, e sir de’ prodi Abanti.
Snellissimi di piè portan costoro715
Fiocchi di chiome su la nuca, egregi
Combattitori, a maraviglia sperti
Nell’abbassar la lancia, e sul nemico
Petto smagliati fracassar gli usberghi.
E quaranta di questi eran le vele.720