Pagina:Iliade (Monti).djvu/593

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260 iliade v.19

Di lagrime gli usberghi; cotant’era
Il desiderio dell’eroe perduto.20
Ma fra tutti piagnea dirottamente
Achille, e poste le omicide mani
Dell’amico sul cor, Salve, dicea,
Salve, caro Patróclo, anco sotterra.
Tutto io voglio compir che ti promisi.25
D’Ettore il corpo al tuo piè strascinato
Farò pasto de’ cani, e alla tua pira
Dodici capi troncherò d’eletti
Figli de’ Teucri, di tua morte irato.
   Disse; ed opra crudel contra il divino30
Ettor volgendo in suo pensiero, il trasse
Per la polve boccon presso al ferétro
Del figliuol di Menézio: e gli altri intanto
Scinsero le corrusche armi, e staccati
Gli annitrenti corsier, folti sull’alta35
Capitana d’Achille a lauto desco
S’assisero. Muggían sotto la scure
Molti candidi buoi, molte belando
Cadean capre scannate e pecorelle,
E molti di pinguedine fiorenti40
Cinghiai sannuti alle vulcanie vampe
Venían distesi a brustolarsi. Il sangue
Scorrea dintorno al morto in larghi rivi.
   Al sommo Atride intanto i prenci achei
Scortâr vinto da’ preghi, e per l’amico45
Sempre d’ira infiammato il re Pelíde.
Giunti i duci alla tenda, immantinente
Ai prodi araldi Agamennón comanda
Che alle fiamme un gran tripode si metta,
Onde il Pelíde indur, se gli rïesca,50
A lavarsi del sangue ogni sozzura.
Recusollo il feroce, e fermamente