Pagina:Iliade (Monti).djvu/606

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v.458 libro ventesimoterzo 273

Il veloce Arïone, o quei famosi
Che qui Laomedonte un dì nudría.
   Divisate al figliuol distintamente460
Queste avvertenze, si raccolse il veglio
Nell’erboso suo seggio. Ultimo intanto
Con bella coppia di corsier superbi
Merïon nella lizza era venuto.
   Montati i carri, si gittâr le sorti.465
Agitolle il Pelíde, e uscì primiero
Antíloco; indi Eumelo, indi l’Atride,
Fu quarto Merïon, quinto il fortissimo
Dïomede. Locârsi in ordinanza
Tutti, ed Achille mostrò lor lontana470
Nel pian la meta a cui giudice avea
Posto del padre lo scudier Fenice
Venerando vegliardo, onde notasse
Le corse attento, e riferisse il vero.
   Stavano tutti colle sferze alzate475
Su gli ardenti destrieri, e dato il segno,
Lentâr tutti le briglie, e co’ flagelli
E co’ gridi animaro i generosi
Corsier che ratti si lanciâr nel campo,
E dal lido spariro in un baleno.480
Sorge sotto i lor petti alta la polve
Che di nugolo a guisa o di procella
Si condensa, ed al vento abbandonate
Svolazzano le giubbe. Or vedi i cocchi
Rader bassi la terra, ed or sublimi485
Balzarsi, nè perciò perde mai piede
Degli aurighi veruno, e batte a tutti
Per desiderio della palma il core;
E in un nembo di polve ognun dà spirto
A’ suoi volanti alipedi. Varcata490