Pagina:Iliade (Monti).djvu/617

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284 iliade v.831

Pel vinto pose una ritonda coppa.
Indi surse, e parlava: Atridi, Achei,
Ecco i premii alli due che valorosi
Vorranno al cesto perigliarsi. Quegli,
Cui doni amico la vittoria il figlio835
Di Latona, e l’affermino gli Achei,
S’abbia la mula, e il perditor la coppa.
   Disse, e un uom si levò forte, membruto,
Pugilatore assai perito, Epéo,
Di Panope figliuol. Stese alla mula840
Costui la mano, e favellò: S’accosti
Chi vuol la coppa, chè la mula è mia.
Niun degli Achivi vincerammi, io spero,
Nel certame del cesto, in che mi vanto
Prestantissimo. E che? forse non basta845
Che agli altri io ceda in battagliar? Non puote
A verun patto un solo esser di tutte
Arti maestro. Io vel dichiaro, e il fatto
Proverà ciò che dico: al mio rivale
Spezzerò il corpo e l’ossa. Abbia vicino850
Molti assistenti a trasportarlo pronti
Fuor della lizza da mie forze domo.
   Tacque, e tutti ammutiro. Eravi un figlio
Del Taleónio Mecistéo, di quello
Che un dì nell’alta Tebe ai sepolcrali855
Ludi venuto del defunto Edippo,
Tutti vinse i Cadmei. Costui di nome
Eurïalo, e guerrier di divo aspetto,
Fu il solo che s’alzò. Molto dintorno
Gli si adoprava il grande Dïomede,860
E co’ detti il pungea, lui desïando
Vincitore. Egli stesso al fianco il cinto
Gli avvinse, e il guanto gli fornì di duro
Cuoio, già spoglia di selvaggio bue.