Pagina:Iliade (Monti).djvu/621

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
288 iliade v.967

L’Oilíde spiccossi: Ulisse a lui
Vicino si spingea quanto di snella
Tessitrice al sen candido la spola,
Quando presta dall’una all’altra mano970
La gitta, e svolge per la trama il filo,
E sull’opra gentil pende col petto:
Così l’incalza Ulisse, e col seguace
Piè ne preme i vestigi anzi che s’alzi
Il polverío dintorno; e sì correndo975
Gli manda il fiato nella nuca. Un grido
Sorge di plauso d’ogni parte, e tutti
Gli fan cuore alla palma a cui sospira.
   Eran del corso ormai presso alla fine,
Quando a Minerva l’Itaco dal core980
Mandò questa preghiera: Odimi, o Dea,
E soccorri al mio piè. - La Dea l’intese,
Gli fe’ lievi le membra, i piè, le braccia;
E come fur per avventarsi entrambi
Ad un tempo sul premio, l’Oilíde985
Da Minerva sospinto sdrucciolò
In lubrico terren sparso del fimo
De’ buoi mugghianti dal Pelíde uccisi
Di Pátroclo alla pira. Ivi il caduto
Nari e bocca insozzossi. Il precorrente990
Divo Ulisse il cratere ampio si prese,
E l’Oilíde il bue. Della selvaggia
Fera il corno impugnò l’eroe doglioso,
La lordura sputando, e fra la turba
Ruppe in questo lamento: Empio destino!995
Per certo i piedi mi rubò la Dea
Che da gran tempo va d’Ulisse al fianco,
E qual madre sel guarda. - Accompagnaro
Tutti il suo cruccio con un dolce riso.
   Ultimo giunto Antíloco si tolse1000