Pagina:Iliade (Monti).djvu/630

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v.116 libro ventesimoquarto 297

Morte del figlio che ne’ frigii campi
Perir lungi dovea dal patrio lido.
Le parve innanzi all’improvviso, e disse:
Sorgi, o Teti: il gran padre a sè ti chiama.
   E che vuole da me l’Onnipotente?120
Teti rispose. Afflitta, come sono,
Di mischiarmi arrossisco agl’Immortali.
Pur vadasi e s’adémpia il suo volere.
   Ciò detto, si coprì l’augusta Diva
D’un atro vel di che null’altro il nero125
Color lugúbre eguaglia, e in via si mise.
Iva innanzi la presta Iri, e sonora
Intorno a lor s’apría l’onda marina.
Sul lido emerse al ciel volaro: e Giove
Trovâr seduto tra gli accolti Eterni.130
Qui Teti accanto al sommo Iddio s’assise
(Cesso a lei da Minerva il proprio seggio):
Un aureo nappo in man Giuno le pose
Con dolci accenti di conforto; ed ella
Vôtollo, e il rese grazïosa. Allora135
Il gran padre dicea queste parole:
   Teti, malgrado il tuo dolor (ch’io tutto
Ben conosco e so quanto il cor t’aggrava),
Tu salisti all’Olimpo, ed io dirotti
La cagion del chiamarti. È questo il nono140
Giorno che in cielo si destò tra i numi
Pel morto Ettór gran lite e per Achille.
Voleano i più che l’Argicida il corpo
N’involasse di furto. Io non v’assento
E per l’onor d’Achille, e pel rispetto145
E per l’amor ch’io t’aggio e aver ti voglio
Eternamente. Frettolosa adunque
Scendi, o Diva, sul campo, e al figlio porta
I miei precetti. Digli che adirati