Pagina:Iliade (Monti).djvu/633

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
300 iliade v.218

Improvvisa davanti al re canuto
La ministra di Giove, e a lui che tutto
Al vederla tremò, dicea sommesso:220
   Príamo, fa core, nè timor ti prenda.
Nunzia di mali non vengh’io, ma tutta
Del tuo meglio bramosa. A te mi manda
L’Olimpio Giove che lontano ancora
Su te veglia pietoso. Ei ti comanda225
Di redimere il figlio, e recar molti
Doni ad Achille per placarlo. A lui
Vanne adunque, ma solo, e che nessuno
T’accompagni de’ Troi, salvo un araldo
D’età provetta, reggitor del plaustro230
Che il corpo trasportar del figlio ucciso
Ti dee qua dentro: nè temer di morte
O d’altra offesa. Condottiero avrai
L’Argicida che te fino al cospetto
D’Achille scorterà. Lungi l’eroe235
Dal trucidarti, terrà gli altri a freno.
Ei non è stolto nè villan nè iniquo,
E benigno farassi a chi lo prega.
   Disse, e sparve. Riscosso il re dolente,
Senza punto indugiarsi, ai figli impone240
D’apprestargli il mular plaustro veloce,
E di legar su quello una grand’arca.
Indi salito ad un’eccelsa stanza
Odorosa di cedro, ov’egli in serbo
Tenea di molti prezïosi arredi,245
Chiamò dentro la moglie Ecuba, e disse:
   Infelice, m’ascolta: la celeste
Messaggiera recommi or or di Giove
Un comando. Egli vuol che degli Achei
M’incammini alle navi, ed al Pelíde250
Il prezzo io porti del diletto figlio.