Pagina:Iliade (Monti).djvu/79

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68 iliade v.149

Schieraro i cocchi e ne smontâr: svestiti
Quindi dell’armi, le adagiâr su l’erba,150
L’une appresso dell’altre, e breve spazio
Separava le schiere. Alla cittade
Due banditori, a trarne i sacri agnelli
E a chiamar ratti il padre, Ettore invía:
Invía del pari il rege Agamennóne155
Alle navi Taltibio, onde la terza
Ostia n’adduca; e obbedïente ei corse.
   Scese intanto dal cielo ambasciatrice
Iri ad Eléna dalle bianche braccia,
Della cognata Laodice assunto160
Il sembiante gentil, di Laodice
Che pregiata del prence Elicaone,
D’Anténore figliuolo, era consorte,
E tra le figlie prïamee tenuta
La più vaga. Trovolla che tessea165
A doppia trama una splendente e larga
Tela, e su quella istorïando andava
Le fatiche che molte a sua cagione
Soffríano i Teucri e i loricati Achei.
La Diva innanzi le si fece, e disse:170
   Sorgi, sposa diletta, a veder vieni
De’ Troiani e de’ Greci un ammirando
Spettacolo improvviso. Essi che dianzi
Di sangue ingordi lagrimosa guerra
Si fean nel campo, or fatto han tregua, e queti175
Seggonsi e curvi su gli scudi in mezzo
Alle lunghe lor picche al suol confitte.
Alessandro frattanto e Menelao
Per te coll’asta in singolar certame
Combatteranno, e tu verrai chiamata180
Del prode vincitor cara consorte.
   Con questo ragionar la Dea le mise