Pagina:Iliade (Monti).djvu/81

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
70 iliade v.217

Arme de’ Greci. Or drizza il guardo, e dimmi
Chi sia quel grande e maestoso Acheo
Di sì bel portamento? Altri l’avanza
Ben di statura, ma non vidi al mondo220
Maggior decoro, nè mortale io mai
Degno di tanta riverenza in vista:
Re lo dice l’aspetto. - E la più bella
Delle donne così gli rispondea:
   Suocero amato, la presenza tua225
Di timor mi rïempie e di rispetto.
Oh scelta una crudel morte m’avessi,
Pria che l’orme del tuo figlio seguire,
Il marital mio letto abbandonando
E i fratelli e la cara figlioletta230
E le dolci compagne! Al ciel non piacque;
E quindi è il pianto che mi strugge. Or io
Di ciò che chiedi ti farò contento.
Quegli è l’Atride Agamennón, di molte
Vaste contrade correttor supremo,235
Ottimo re, fortissimo guerriero,
Un dì cognato a me donna impudica,
S’unqua fui degna che a me tale ei fosse.
   Disse; ed in lui maravigliando il vecchio
Fisse il guardo e sclamò: Beato Atride,240
Cui nascente con fausti occhi miraro
La Parca e la Fortuna, onde il comando
Di fior tanto d’eroi ti fu sortito!
Sovviemmi il giorno ch’io toccai straniero
La vitifera Frigia. Un denso io vidi245
Popolo di cavalli agitatore
Dell’inclito Migdon schiere e d’Otrèo,
Che poste del Sangario alla riviera
Avean le tende, ed io co’ miei m’aggiunsi
Lor collegato, e fui del numer uno250