Pagina:Iliade (Monti).djvu/95

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84 iliade v.15

Fida al fianco di Paride l’amica15
Del riso Citerea lungi respinge
Dal suo caro la Parca; e dianzi, in quella
Ch’ei morto si tenea, servollo in vita.
Rimasta è al forte Menelao la palma;
Ma l’alto affar non è compiuto, e a noi20
Tocca il condurlo, e statuïr se guerra
Fra le due genti rinnovar si debba,
Od in pace comporle. Ove la pace
Tutti appaghi gli Dei, stia Troia, e in Argo
Con la consorte Menelao ritorni.25
   Strinser, fremendo a questo dir, le labbia
Giuno e Minerva, che vicin sedute
Venían de’ Teucri macchinando il danno.
Quantunque al padre fieramente irata
Tacque Minerva e non fiatò. Ma l’ira30
Non contenne Giunone, e sì rispose:
   Acerbo Dio, che parli? A far di tante
Armate genti accolta, alla ruïna
Di Priamo e de’ suoi figli, ho stanchi i miei
Immortali corsieri; e tu pretendi35
Frustrar la mia fatica, ed involarmi
De’ miei sudori il frutto? Eh ben t’appaga;
Ma di noi tutti non sperar l’assenso.
   Feroce Diva, replicò sdegnoso
L’adunator de’ nembi, e che ti fêro,40
E Priamo e i Priamídi, onde tu debba
Voler sempre di Troia il giorno estremo?
La tua rabbia non fia dunque satolla
Se non atterri d’Ilïon le porte,
E sull’infrante mura non ti bevi45
Del re misero il sangue e de’ suoi figli
E di tutti i Troiani? Or su, fa come
Più ti talenta, onde fra noi sorgente