Pagina:Iliade (Romagnoli) II.djvu/146

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

CANTO XVIII 143

Questi cosí pugnavan: parevano fiamma che avvampi.
E messaggero ad Achille pie’ rapido, Antiloco giunse.
Presso alle navi che alta levavan la prora e la poppa,
ei lo trovò, presago di ciò che pur era seguito:
si che crucciato, andava dicendo al magnanimo cuore:
« Misero me, perché di nuovo gli Achivi chiomati,
tutti sgomenti, dal piano s’addensano sopra le navi?
Deh!, che non abbiano i Numi compiuto per me quel gran lutto
che un di mi profetò mia madre, quando ella mi dissa
che, me vivente ancora, caduto sarebbe il più forte
dei Mirmidoni, sotto le mani dei Teucri guerrieri.
Si certo, è spento il prode figliuol di Menezio! Meschino!
E ben detto gli avevo, che, spenta la fiamma nemica,
tornasse a noi, schivasse col figlio di Priamo la lotta ».
Mentr’ei questi pensieri volgea nella mente e nel cuore,
ecco, gli giunse vicino di Nestore il fulgido figlio,
lagrime calde versando, gli diede la nuova funesta:
« Ahimè!, figlio del saggio Pelèo, che notizia di lutto
apprendere dovrai da me I Deh, non fosse avvenuto!