Pagina:Iliade (Romagnoli) II.djvu/30

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
710-739 CANTO XIII 27

ma non seguivano i Locri il prode figliuol d’Oilèo,
ché non reggeva ad essi il cuore a pugnare dappresso,
ché non avevano elmi di bronzo chiomati di crini,
neppure aveano lancie di frassino o scudi rotondi,
bensì con archi soli, con frombole attorte di lana,
eran venuti a Troia: da lungi pugnavano; e spesso
coi loro tiri fitti rompevan le schiere troiane.
Cosí dunque gli Aiaci, coperti dell’armi lucenti,
lottavan coi Troiani, con Ettore armato di bronzo;
quelli, nascosti dietro, lanciavano frecce; e i Troiani,
messi a scompiglio dai dardi, poneano il valore in oblio.
E con gran lutto qui, lontan dalle navi e le tende
già già fuggiano ad Ilio battuta dal vento i Troiani,
quando Polidamante si fe’ presso ad Ettore, e disse:
«Ettore, a te non riesce seguire i consigli degli altri.
Perché ti diede un Nume che in guerra su tutti emergessi,
perciò, pur nei consigli sapere ne vuoi più degli altri.
Eppur, tutte le doti pigliare per te non potrai:
ad altri diede il Nume che in guerra su tutti emergesse,
a un altro il ballo diede, la cétera a un altro ed il canto:
il buon consiglio Giove depose ad un altro nel seno,
e gran vantaggio da lui ritraggono gli uomini tutti;
ché n’han salvezza molti, ché primo egli stesso ne gode.
Ora io ti dico questo, che a me sembra adesso pel meglio:
poiché di là dal muro son giunti gli arditi Troiani,
stanno in disparte alcuni, nell’armi, e combattono gli altri,
pochi di fronte a molti, dispersi vicino alle navi.
Or tu recedi un po’, qui chiama a raccolta i più prodi:
bene d’ognuno allora potremo ascoltar le proposte,
se sulle navi fitte di banchi si debba piombare,