Pagina:Ingegneri - Contro l'alchimia e gli alchimisti palinodia dell'Argonautica, 1606.djvu/12

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[versione diplomatica]


& eſſaltare la fabrica del Lapis Philoſophorum, chi darà già mai caſtigo che baſti? ò penitenza, ch'al fallo ſembri equiualente? Mà che aſpett'io ch'altri la mi dia? nè che l'altrui giudicio m'habbia à correggere? Tocca al peccatore il rauuederſi da sè ſteſſo, e rauuiſto ch'egli è, il far delle ſue colpe l'emenda, e pagarne la pena di propia ſua volontà. Sù dunque, più non vi ſ'indugi. Nè per venirne alla ſodiſfattione ſi trapaſſi da male à male, come dall'Vſura alle Cortigiane; ma ſtieſi nella ſteſſa Alchimia: vitio, che per la maggior parte di coloro, che v'attendono, (e per ciò n'eſcludo i Principi, i quali poſſono hauer degni, e glorioſi fini, nè vanno à riſco d'impouerire) eccede ogn'ingordigia de gli vſurai; e con l'infallibile infelicità de gli euenti ſuoi conduce i ſuoi amatori talhora à viè più calamitoſa conditione, che non fanno le perfide, inganneuoli, et ammorbate meretrici. Nella quale impreſa io non procederò nè da Filoſofo, nè da Poeta, nè da Oratore. Il primo, perch'io no'l ſono; Il ſecondo, perche auuegna ch' io' l foſsi, baſti l'hauer fauoleggiato quando ne diſsi la bugia. Al terzo sì m'accoſtarei volentieri; Mà qual arte in ciò può agguagliare, non che auanzare la verità? Anderò con vn tale mio foſco, e debile lume naturale, e con certa mia ſemplice eſpreſsione, toccando alcuni punti eſſentiali, più conſiſtenti nel fatto, che nelle ragioni; valendomi di qualche coniettura non male à propoſito, ſenza vbligarmi à verun ordine, raſſomigliandomi in queſto, non al dotto e regolato pittore, il qual finge la ſua tauola con perfetta inuentione, & imita ogni ſua parte con proportionato diſegno; ma più toſto al capriccio di colui, che nella varietà delle grotteſche ricerca, e bene ſpeſſo ritroua


[versione critica]


et essaltare la fabrica del Lapis Philosophorum, chi darà già mai castigo che basti? ò penitenza, ch'al fallo sembri equivalente? Mà che aspett'io ch'altri la mi dia? nè che l'altrui giudicio m'habbia à correggere? Tocca al peccatore il ravvedersi da sè stesso, e ravvisto ch'egli è, il far delle sue colpe l'emenda, e pagarne la pena di propia sua volontà. Sù dunque, più non vi s'indugi. Nè per venirne alla sodiſfattione si trapassi da male à male, come dall'Usura alle Cortigiane; ma stiesi nella stessa Alchimia: vitio, che per la maggior parte di coloro, che v'attendono, (e per ciò n'escludo i Principi, i quali possono haver degni, e gloriosi fini, nè vanno à risco d'impoverire) eccede ogn'ingordigia de gli usurai; e con l'infallibile infelicità de gli eventi suoi conduce i suoi amatori talhora à viè più calamitosa conditione, che non fanno le perfide, ingannevoli, et ammorbate meretrici. Nella quale impresa io non procederò nè da Filosofo, nè da Poeta, nè da Oratore. Il primo, perch'io no'l sono; Il secondo, perche avvegna ch' io' l fossi, basti l'haver favoleggiato quando ne dissi la bugia. Al terzo sì m'accostarei volentieri; Mà qual arte in ciò può agguagliare, non che avanzare la verità? Anderò con un tale mio fosco, e debile lume naturale, e con certa mia semplice espressione, toccando alcuni punti essentiali, più consistenti nel fatto, che nelle ragioni; valendomi di qualche coniettura non male à proposito, senza ubligarmi à verun ordine, rassomigliandomi in questo, non al dotto e regolato pittore, il qual finge la sua tauola con perfetta inuentione, & imita ogni ſua parte con proportionato diſegno; ma più tosto al capriccio di colui, che nella varietà delle grottesche ricerca, e bene spesso ritrova


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