Pagina:Ingegneri - Contro l'alchimia e gli alchimisti palinodia dell'Argonautica, 1606.djvu/19

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» celiane,ò cTalt:re(come che più fragili) pivi noue, e m eno reperibilifoftanze? Ridendom’io, finche mene giungano all’orecchie migliori nouelle, di quell’oro potabile, che fi fìngono gli Alchimifti; ilquale, ò non fi trotta; ò, trouato, non s’adopra; onero, adoprato, non è di profitto: & in (ottima è vna chimera, sì còme il più ♦dell’altre cofe della loro profefsione. Vna ne confefs’io bene per realifsima,che per noftra innata infelicità, anzi per volontaria noftra miferia,l’oro,e l’argento fieno(vferò pure vna volta anch’io termini chimici)quel vero meftruo,e quella potentifsima acqua ardente, e quell’aceto acerrimo, chefolue fideftpaga ) tutte l’altre materie, e corrompe^ideft guada, e contaminaJtutti i materiali; e fono,ch’è il peggio,come di (opra diffi, per cagione delrimmoderato defiderio loro,e per Fv(b ior peffimo,Ia defolatione, e l efterminio di tutti i maggiori, e più veraci beni deH’vniuerfo „ Ma qui mi Tento arredare, e veggio farmifi incontra groffa fchiera di quefti Coaiutori della Madre Natura,& odomi dire, Centra I tuo primo intendimento ti fe fin’hora da magro hiofofaftro affai intricatamente raggirato per lo calle della ragione; e pure t’eri nel principio proteftato di volerla con effo noi per altro verfo,cioè ftartene folo nel fatto,e nelle conietture. Hor, digrada, per tua maggior confufione, vengali allarmi elette da te. E che dirai tu di tanti, e tanti valent’huomini, iquali non meno con l’opre dellelor mani, che con gli fcritti delle lor penne, hanno apertamente dimoftrato al Mondo il vero poffeffo, ch’eflì hebbero così in theorica, come in prattica, di quefta rariffima feienza? E qui mi viene pofto tra gli altri auan-tevn Raimondo Lullo, jlquale, offra i moki libri, che B egli