Pagina:Ingegneri - Contro l'alchimia e gli alchimisti palinodia dell'Argonautica, 1606.djvu/30

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2 (Di Juoco, & à tempoE du,s’hauraì pur voglia d’intraue.nire à còsi tneriteuóli, & egregi fatti ( il che fe fommamente lodetiole^preparati più almimiìero di Pietra Heremita, che à quello di Gottifredi Buglioni; à cut fe’i Cielo t’haurà chiamato.,perwerrai non volédo,com egli fece. In quello mentre aita’hfoco della tua lucerna coi femore delle tue orationi; purga, e cimenta le tue materie con l’acqua forte delle tue lagrime; e ricordeuole* che Maximum ve&igal parmonia, accrefci la cornino* dirà neeelfaria per le continue fpefe Co 1 frequente, ma deuoto, e non interefsato-digiuno «Così alla fine con l’opere, e con la fede, fe non acquilterai la medicina, che rifana i corpi infermi, sì tu quella indubitatamente guadagnerai, che rende l’anime impaflxbili r gloriofe, e beate. Ma c’huomo penfi, non diro fare 1 lapis per valetene malamente, ma con ogni buon fine, godendoli però intanto’l Mondo, & indrizzando l’acquillo d’vtitanto bene alla propia elfaltatione, & alla terrena felicità, per fu adendo à sè ftefso, che D r o, folo giufto, e lecritimo datore di tutti i doni, habbia eletto lui frà tante milliona di perfette per fuo teforier fegreto, e particolar difpenfiere d’vna così rara, e predala foftanza: quale arroganza può vdirlìmaggióre^ nè più efsOrbitantedi quella? il cui minor caftigo crederò che fiala delufione de fuo’ ingiulli, e fuperbi fini, con le temporali iatture à lei confeguenti; Ma Dio guardi da peggio; e tanto mi balli. Chiuderò quella parte de i libri con due parole, fenz’animo però ( così Dio mi guardici toccare alcuna perfona hoggi viuente; anzi efprefsamente eccettuandone vna, da me ofseruata, e riuerita per la fua nobiltà, e bontà > e valore, e per l’alta lua cognitione del-* l’occol