Pagina:Ingegneri - Contro l'alchimia e gli alchimisti palinodia dell'Argonautica, 1606.djvu/71

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S E C O N D O. fi ’Procacciar/? falute ond’altri l’hebbe, (he non ricorje al faggio GRÒ MG indarno. T tanfero i buoni l’ho norato amico; Ttanfer le JMufellorgrato foftegno: Fu Igratte danno foffirato, e.pianto Ouunque ha di virtù raggio, ò {cintiIla» Vietofe ejjeqme, efol pari al gran merlo. Sorte miglior, Verfeo gentil, tifcorje Val piar i.do M et auro, ond’alhor lunge a In graue cura il dotto ’Baldi inuolto Facea ’Roma di sìuaga,efuperba. Quinci di lui la defìat a vece Tenendo, barn Hi al fin vita, e [a Iute. E’I nobil don, ch’al nome tuo n/fofe, b Bene’l menò, h’macejfìabiltorre, fin cui d’Acrifìo la rimhiufa figlia del grembo Gioue in pioggia dor raccoglie: Onde poi nafee Igenerofo > e forte > Chel capo tronca a la mortai Medufa; E vien nel Cielo alfin fatto immortale. Ver tutti i Fiumi y che di là da l’Alpe Corrono al Gran Mediterraneo in grembo f C fiendonpur ne l’Oceano immenfo 3 Valpiùd’ognaltro poderofo» e gra nde Franco T^egno, wmtto > ardita.mojfe, E chiara Il Sig. Perfeo Cataneo da_» Carrara genciliflìmo, e virtuofiflfimogen- tii’huomo.;a Monfig.Bernar dino Baldi *da Vrbino Abbate diGuaftallai ce lebre £ li fuoi leggiadriffimi lcritci in profa, & in verfi. b Danae intefa_» perle vittù del l’animo,le.quali fono amate da Duo.