Pagina:Inni di Callimaco.djvu/31

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26

Di fabricare a me fatemi dono;
     Non è già di Latona unico figlio
     Apollo, di Latona ed io mi sono,

100E se cinghial con vostre frecce piglio,
     O fiera altra maggior, la mensa vostra,
     Ciclopi, apparecchiarne io mi consiglio.

Quì ognun le domandate armi ti mostra,
     E tu vi stendi le bramose mani,
     105E per veltri di Pan corri alla chiostra.

Una lince Menalia allora in brani
     Metteva a disbramar Pane il digiuno
     Delle nutrici dei lattanti cani.

Tre dalle orecchie penzolanti, ed uno
     110Pane ti diede alla picchiata cute,
     E coppia maculata a bianco e a bruno,

I quali anco afferrar per le vellute
     Gole e atterrare e strascinar lioni
     Supini alle capanne avrian virtute;

115Sette veltri di Sparta aggiunse buoni
     Il lepre a conseguir che non s’addorme,
     Rapidi più che rapidi Aquiloni,