Pagina:Inni di Callimaco.djvu/40

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35

Di delubri e d’altar Preto fu largo
     In Lusi ed in Azenia. In lor viaggio 9
     Bellicose donzelle al verde margo

Mostrar d’Efeso prima il divo raggio
     290Dell’imagine tua, che Ippona serra
     Sacerdotessa nel troncon d’un faggio;

E l’altre armate a simulata guerra,
     O in giro al suon di fistola canora
     Concordemente percotean la terra.

295Mostrato non avea Minerva ancora
     I zefiri a mandar pel van dell’ossa,
     Perchè cerbiatto e capriol si accuora.

Di quell’armi il fragor, della percossa
     Terra il rimbombo alle pendici corse
     300Di Berecinto, e ne fu Sardi scossa.

Intorno al simulacro un tempio sorse,
     Di più beltà di quello il Sol non mira,
     Fama per Delfo men griderà forse.

Perchè Ligdami re, come delira
     305Ambizione il cor vien che gl’invada,
     Un nugol d’Ippimolghi al tempio tira