Pagina:Intorno alla Strada Ferrata dell'Italia Centrale.djvu/10

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scendersi è di metri 101.41 il perchè il Sig. Cini avrebbe in quel tronco la non mite pendenza del 19.14 per mille in conguaglio. Ne il forte declive e il solo, e neppure il maggiore inconveniente cui soggiacerebbe la via ferrala tra le gole di quella valle aspra, e silvestra. Chi la conosce localmente, ed ha avuto occasione di tagliare vie roteabili in valli a quella molto prossime, e di configurazione presso che uguale, sà che per ottenervi una via ferrata convien fare una serie di trafori formanti nel loro complesso un terzo circa della lunghezza totale di quel tronco, sà che vi si richiederebbero non indifferenti sostruzioni, e sà che i torrentelli tributarii del Reno darebbero non lieve imbarazzo per oltrepassargli, e il più delle volte converrebbe sostenerli sopra la via con ponti-canali; sà che la strada sarebbe bene spesso ingombra, e guasta dai grossi massi che l’azione dei geli distacca dalla superficie delle superiori dirupate pendici; e sà infine che non godendo quasi mai nelle rigide stagioni il beneficio del sole, sarebbe la via coperta per molti mesi da nevi gelate, e dominata dalle nebbie, e dalle bufere: ecco come si presenta la valle del Reno in quell’elevato tronco: i luoghi son là per attestare ai più increduli che noi non esageriamo, basta visitargli, e non eltro.

Dal confine di stato presso Porretta a Bologna convenghiamo di buon animo che la strada può condursi con più mite declive: ma quivi si manifesta l’instabilità del suolo derivante dagli ammassi d’argilla che compongono le pendici a destra, e a sinistra del fiume. Sono quei mattaioni grandemente alterati, e rigonfiabili per l’azione delle acque che gli pongono facilmente in muovimento per estensioni grandissime, sommovendogli a grandi profondità. Il celebre Prof. Venturoli pel suo rapporto sulla strada da Bologna a Porretta descrive maestrevolmente le difficoltà che la natura di quel terreno presenta a stabilirvi una semplice strada rotabile; ed il fatto ha pur troppo confermato luminosamente quelle dotte osservazioni, dacchè la provincia Bolognese non e mai riescita ad ottenere una stabile via, quantunque vi abbia erogato somme grandissime, ed abbia tentato or l’una, or l’altra sponda, traslocando la strada dalla destra alla sinistra del fiume, come tra il Sela, e Riola, e come pure voleva farsi altrove, dacchè le pendici da ambe le parti del Reno, e a piè del colle, e a mezza costa sono ugualmente intrattabili, e franose.

Ne si creda che il problema di formare ivi una via ferrata sarebbe sciolto completamente facendo precedere l’arginazione del fiume: questo temperamento precipuamente consigliato dal Prof. Venturoli è al certo tra i migliori che ad onta dell’eccessivo suo costo, possa proporsi. Gli argini infatti che robustissimi, ed in opera muraria esser dovrebbero, proteggendo il piede del monte dagli insulti del fiume darebbero modo di arrestarsi alle frane che da quegli dipendono; ma queste comechè numerose sono le meno estese ed imponenti. Là dove s’infiltrano nel monte le acque superiori, e ritenute dall’argilla ond’è formato, ringonfiano sì fattamente da acquistar forza di sommuoverlo, l’arginazione a piè del colle nulla gioverebbe ad arrestare quegli scoscendimenti, che disgraziatamente sono i più ragguardevoli, ed estesi. Non sfuggiva un tal fatto