Pagina:Intorno alla Strada Ferrata dell'Italia Centrale.djvu/8

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be, per l’esistenza di quelle esagerate pendenze, autorizzato a ripeterle nel tracciamento di una nuova via, e quello che più importa per lunghezze molto maggiori? Nessuno al certo, che anzi non hanno ottenuto lode, ma biasimo, quegli che in alcune strade roteabili di moderna costruzione si permisero di usare per lunghezze notevoli il nove soltanto per cento. Inutile è dunque parlarne davvantaggio dacchè i piani inclinati a macchine fisse sono esclusi per le condizioni stabilite dall’Eccelsa Commissione internazionale; e nel progetto Cini dalla arditezza, senza esempio, della pendenza in tratti così lunghi.

Passando ora alla linea che il lodato Ingegnere proponeva per l’esercizio con locomotive, osserviamo che essendo, secondo Egli afferma, S. Felice alla elevazione di metri 125.50 sul mare, e il punto culminante a metri 603.41 la perpendicolare da superarsi è di metri 477.91 che repartita sulla lunghezza di metri 16,560, maggiore sviluppo che dice avere a grande stento ottenuto, ne resulta la pendenza conguagliata del 28.85 per mille 1/35, e non già pendenze quali l’Autore del progetto con manifesto errore di calcolo le annunzia, variare dall’1/40 all’1/80. Una semplice regola di proporzione basta a persuadere di tale errore qualunque voglia farne la prova; ed un calcolo altrettanto facile dimostra come il Sig. Cini per ottenere pendenze comprese tra l’1/40, e l’1/80, e che fossero anche conguagliatamente ridotte non all’1/60, ma all’1/50 soltanto aveva bisogno della maggior lunghezza di metri 23,895.50, lunghezza che resulta, da quanto Egli stesso espone, impossibile a trovarsi su quelle pendici. Noi che bene le conosciamo, e che sappiamo non esservi in linea retta altra distanza tra S. Felice, e Pracchia che quella di Kit. 8½ siamo ben persuasi della impossibilità di trovare ivi uno sviluppo tre volte maggiore, cioè di Kil. 24 senza affrontare difficoltà che l’arte deve a tuttocosto evitare.

Assicura poi il Sig. Cini di avere nello sviluppo della sua linea sul versante meridionale dell’Appennino, ottenuto curve il cui raggio minimo era metri 350, ma l’uno di noi che si è trovato assai volte, ed anche sui colli stessi nei quali quell’andamento si sviluppa, a tracciare sul terreno, ed a fare eseguire non poche curve, sà per prova quante, e quanto grandi siano le difficoltà che s’incontrano per ottenere raggi minori anche in pendici meno di quelle precipitose ed inflesse; per lo che non esitiamo a dire che curve tanto ampie, o vennero segnate a tavolino sulle mappe, sempre facili, e piane, o che se vennero segnate sul terreno doverono sgomentare l’Autore del progetto per le difficili, e costose sostruzioni, pei tagli prolungati, e profondissimi, pai molti ed estesi trafori che ad ottenere una spianata in quel modo disposta doveva riconoscere indispensabili. Lo stesso silenzio mantenuto da Lui sulle opere d’arte da eseguirsi nella sua linea, autorizza a credere che debbano riescire tali, quali spesso non è dato agli Ingegneri più arditi di proporre.

Giovandoci dei dati altimetrici riferiti dal Sig: Ing. Cini nella sua lodata memoria, abbiamo delineato nell’unita carta il profilo longitudinale dell’andamento da Esso proposto; e basta ad escluderlo la condizione imposta dalla prefata Commissione internazionale che stabiliva per massimo limite di pendenza 1/40