Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/117

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La popolana sussultò combattuta fra il timore e lo sconforto; lo sconforto per quella poveretta, che sentiva meritevole di miglior destino; il timore di separarsi da lei.

— Vi ringrazio, signore — disse Maria senza collera, ma senza emozione — preferisco la povertà vicino a lei, che la ricchezza al vostro fianco.

— Ma non io intendo dividervi: ella verrà con te, nel mio palazzo.

— Non più, signore — interruppe Maria con un accento d’indignazione frenata, che le rese la sua altera beltà — la moglie di Mario Durini, uno degli eroi caduti sulle barricate di Porta Vittoria, la popolana che arrischiò la sua vita per la libertà, non può vivere sotto il tetto di chi ha traditi i suoi fratelli, la patria. Ed io porto il nome di quel morto glorioso, e di mia madre adottiva.

— Maria ha ragione, — mormorò piano la popolana, che pur provò un senso di pietà per l’espressione di vergogna, comparsa sul viso infocato del conte.

— Sei crudele, — disse questi a mezza voce.

— Sono giusta.

Il conte cominciava ad irritarsi.

— E se io ti obbligassi a seguirmi?

Maria si alzò in piedi con impeto, incrociando le braccia.

— Con quale diritto?

— Sono tuo padre.

— Come potrete dimostrarlo? Forse raccontando le vostre gesta passate? Se vi abbassaste fino ad