Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/14

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tile, flessibile: alla leggiadra semplicità del suo portamento, univa un’altera castità.

Messi gli sporti alle vetrine, Maria stava per ritirarsi, quando un individuo mascherato, che veniva correndo dalla parte del bastioni, si slanciò nel negozio, respingendo indietro con un urto la giovine ed esclamando con voce soffocata:

— Per pietà, nascondetemi, salvatemi.

Nel primo sbalordimento, Maria era per chiamare aiuto; ma l’individuo si era tolta la maschera e mostrava un viso così gentile, animato dal fulgore di due occhi nerissimi e da un sorriso così incantevole, che la giovine si affrettò a chiudere l’uscio e mettervi il catenaccio.

— Eccovi al sicuro — disse quindi colla sua voce fresca, armoniosa — ma non posso già tenervi qui tutta la notte.

— Nè io abuserò a lungo della vostra gentilezza; mi basta far perdere le mie traccie.

Maria sussultò, guardando con maggiore curiosità lo sconosciuto. Egli indossava un ampio domino nero, che aprendosi sul dinanzi, lasciava scorgere al disotto un ricco costume di raso celeste e argento: il cappuccio del domino essendogli caduto sulle spalle, mise allo scoperto una testa bionda e ricciuta come quella di un fanciullo.

— Eravate dunque inseguito? — chiese la giovine arrossendo alquanto.

— Sì, ma spero non mi prenderete per un ladro o qualche malfattore travestito, sorpreso dalle guardie: chi mi seguiva è un mio nemico ed io avevo le mie buone ragioni per non cadere nelle sue mani.