Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/18

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
14


— Volevo guardarvi ancora una volta.

Per nascondere il suo rossore e la sua confusione, Maria si affrettò a rivolgersi ed a togliere il catenaccio dalla porta.

— Fermatevi — esclamò con vivacità lo sconosciuto — voglio dirvi che domani vi rimanderò i vostri abiti e pregarvi a non serbare di me una triste impressione, a perdonarmi.

Maria invece di rispondere, dischiuse la porta e dopo aver guardato al di fuori, rivolse il viso, ritornato pallido ed alquanto serio, verso il giovane.

— La via è libera — disse — potete uscire, signore.

Lo sconosciuto con un moto pronto al pari dell’idea, afferrò con ambe le mani la bella testa della guantaia, depose sulle labbra di lei un bacio infuocato, poi slanciandosi in istrada, scomparve.

A Maria le parve che con quel bacio, egli le avesse portata via l’anima, tanto fu scossa sino in fondo al suo essere.

Rimase un istante come svenuta, con gli occhi umidi, le labbra frementi...

Poi sembrò respingere dentro di sè quell’impressione e il suo viso riprese l’abituale serenità.

Rinchiuso accuratamente l’uscio, spense il lume e passata nella retrobottega, senza osservare gli abiti lasciati dal giovane, prese una lucernetta ad olio e per una scaletta di legno, salì alla camera da letto, l’unica stanza di quel magazzino.

Era addobbata modestamente, ma di una pu-