Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/52

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
48

— Lasciami, — disse freddamente.

Diego aggrottò le ciglia.

— Che vuol dire questa novità? Ti sono forse venuti a noia i miei baci?

— No, ma non voglio che essi formino argomento di scherzo fra i tuoi amici.

Era rimasta in piedi così parlando. Diego dinanzi a lei, la fissava con sorpresa.

— Che intendi dire? Non ti comprendo.

Le labbra rosse di Maria avevano perduto il loro splendido colorito: erano livide e tremavano convulse.

— Conosci un certo marchese Diego Tiani? — chiese.

Il giovane non battè palpebra.

— È uno dei miei migliori amici — rispose con perfetta calma, impudenza — un buon ragazzo, al quale ho promesso di ricambiar presto i confetti di nozze, perchè egli prende moglie fra poco...

— È vero che gli hai parlato di me?

— Senza dubbio e ciò deve provarti l’immensità del mio affetto. Diego mi vantava un giorno la sua fidanzata, una sciocca che nutre molto dispetto per me, non essendomi mai schierato nel numero dei suoi ammiratori, e diceva che nessun’altra fanciulla a Milano poteva starle al pari: allora io non seppi resistere e risposi al mio amico che se ti avesse conosciuta, certamente avrebbe cambiato parere.

— Ed aggiungesti che ero tua amante, gli parlasti dei nostri ritrovi qui...