Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/76

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soltanto quando il giovane, rallentata alquanto la corsa, fece riprendere al cavallo la via di casa, il servo respirò più liberamente.

Quando si trovarono vicino al cancello della villa, Diego di un balzo fu a terra e gettate le briglie al domestico.

— Abbi cura del cavallo, — disse brevemente.

— Sì, signor marchese.

Questi che già era entrato nel giardino, fece un passo indietro.

— Non importa che tu venga poi a raggiungermi nella mia camera — aggiunse — io non ho bisogno di cosa alcuna: vattene a letto.

Salì difilato al suo appartamento, si tolse il cappello ed i guanti, si guardò allo specchio, sorrise con una contrazione nervosa, che mise allo scoperto i suoi denti bianchi ed acuti e deformò la sua bocca, poi si diresse verso la camera di Adriana.

Provava un malessere inesplicabile, le tempia gli ardevano terribilmente, tuttavia nei suoi occhi eravi un’espressione di volontà frenetica, che pareva dovesse tutto piegare a lui dinanzi.

Adriana aveva avuto il tempo di collocare Maria nel suo ricco spogliatoio, in modo che potesse vedere ed udire ciò che succedeva nella sua camera.

Poi sormontando il suo orrendo disgusto, il turbamento che la dominava, si decise recarsi ella stessa incontro al marito.

Ma allorchè aprì l’uscio, non potè reprimere un movimento di stupore e di paura, trovandosi Diego di faccia...