Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/77

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

73

— Che volete? — chiese indietreggiando alquanto.

— Suppongo non crediate voglia farvi del male, se mi presento qui dopo la scena fra noi avvenuta; ma dobbiamo parlare ancora una volta insieme e state pur certa, che dopo non vi tormenterò più colla mia presenza.

Diego aveva ripreso il suo spirito, la sua correttezza di modi.

— Passate, — disse Adriana con quel fare altezzoso, che le stava così bene.

E quando ebbe rinchiuso l’uscio, gl’indicò una poltrona presso il divano, su cui ella sedette.

Per qualche minuto si guardarono in faccia senza parlare. A Diego pareva che durante le ore rimasto assente, si fosse prodotto un cambiamento in sua moglie.

Non l’aveva mai veduta così bella, animata. Vi era come un riflesso dolcissimo negli occhi di lei, le guancie avevano acquistata una lievissima tinta rosea, trasparente, nell’insieme della persona vi era un incanto, una grazia da commovere, incantare. I nervi di Diego andavano rammollendosi.

— E la vostra cameriera? — chiese un po’ imbarazzato.

— L’ho mandata a letto: avete forse bisogno di lei?...

— No, tutt’altro, anzi sono lieto della sua mancanza, perchè stanotte, spero far io le sue veci presso di voi.

Adriana aggrottò alquanto le sopraciglia.

— Siete venuto qui per dirmi delle galanterie?